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Riflessioni su una Pala d’altare nella Cattedrale di
Cassano allo Ionio |
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di
Annamaria Russo |
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Cattedrale di
Cassano J. |
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Porta d'ingresso
principale |
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Navata
Principale |
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Navata sinistra |
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Dipinto quarto altare |
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Altro dipinto |
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Entrando nella
chiesa Cattedrale di Cassano allo Ionio e volgendo
lo sguardo intorno si resta colpiti dalla
ricchezza di particolari artistici di elegante
fattura.
Nella navata sinistra, nel quarto altare, spicca
un grande dipinto, mi soffermo a
fruire dell’opera: è una Pala d’altare.
Il soggetto rappresentato è l’abbraccio di
S.Francesco e S.Domenico entrambi accompagnati da
un gruppo di confratelli.
Si ignora la data e l’autore di questo dipinto,
per unanime consenso viene attribuito a un pittore
meridionale del XVII secolo; la tecnica è olio su
tela; misura cm.285 x 190.
Nella tela oltre i due santi e i due gruppi di
frati ,in alto a sinistra, sono dipinti due angeli
fra le nubi che recano in mano mazzetti di rose. A
destra dietro i prati è accennato un paesaggio, in
parte naturalistico e in parte architettonico. La
composizione è formata in primo piano dalle figure
maestose dei due santi che nel momento
dell’abbraccio si piegano in avanti fino a
sfiorarsi. Nelle linee strutturali che compongono
la parte alta dei due santi si percepisce un
movimento ellittico orizzontale che comprende le
braccia, le spalle, le teste; mentre la parte
sottostante ha una forma piramidale con il vertice
al centro della mano di S.Domenico e con la base
ai piedi dei due santi.
Le figure retrostanti dei frati di sinistra sono
costruite su linee verticali, la figura al centro
ha la testa leggermente inclinata dal busto in su
verso il centro.
Delle due figure di destra, quella dietro il santo
ha la testa inclinata verso il centro, l’altra è
in posizione eretta. La figura centrale dietro
S.Domenico e la figura a destra di S. Francesco
accompagnano con le teste l’inclinazione dei due
santi come se volessero rafforzare le linee della
scena centrale.
La mezza colonna dovrebbe simboleggiare gli ordini
monastici a cui i due santi appartengono.
Attraverso la predicazione dei due Santi la chiesa
fiorisce e questo simbolicamente è rappresentato
da due angeli che recano mazzi di rose.
I colori sono in prevalenza scuri, la luce
evidenzia i volti, le mani, le tuniche,
i piedi dei santi, modella alcune parti del corpo,
crea l’espressione e la prospettiva d’insieme. E’
una luce che fa ricordare il luminismo
caravaggesco,evidentemente l’ignoto pittore ha
subito l’influenza del passaggio del grande
maestro, come del resto ne hanno risentito gran
parte dei pittori meridionali che hanno operato
nella seconda metà del seicento, basta ricordare
“Mattia Preti” famoso pittore calabrese. Un’altra
fonte di luce che viene dall’alto illumina gli
angeli,il cielo e una parte del paesaggio
evidenziando un superamento della tecnica
caravaggesca. |
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Nel guardare questo dipinto mi
viene spontaneo pensare a un a grande opera di
Velasquez: ”La resa di Breda” composta il 1635 e
collocata al Museo del Prado a Madrid; l’analogia è
evidente nell’impostazione compositiva centrale. In
quest’opera le due figure centrali nell’incontro sono
poste inclinate verso il centro in gesto di saluto e
di consegna delle chiavi, qui il movimento è più
aperto e di più ampio respiro, ma l’impostazione
geometrica ricorda la Pala di Cassano; le figure di
destra in secondo piano soprattutto quella di sinistra
segue con la testa l’inclinazione della testa del
generale mentre l’altra è posta in atteggiamento più
rigida e rivolta
attraverso un ipotetico spettatore. La stessa analogia
non si riscontra nella resa luministica e cromatica
del dipinto di Cassano in quanto Velasquez è un grande
artista che dopo aver assimilato la luce di Caravaggio,
la freschezza dei colori dei pittori veneti del
cinquecento supera tutti fino ad arrivare a una
maturazione pittorica formata sulla base di una
pennellata fluida e vibrante, intrisa di luce e capace
di cogliere i valori più veri della rappresentazione.
Nella Resa di Breda la luce potenzia le singole figure
secondo le distanze e la qualità cromatica dei
particolari. A questo punto mi chiedo chi sia l’ignoto
pittore e come abbia conosciuto l’opera del grande
artista. Posso ,comunque, azzardare delle ipotesi che
mi sovvengono in questo momento:
1) può essere un pittore napoletano e quindi facente
parte della cerchia culturale che subisce l’influenza
del grande maestro spagnolo presente a Napoli nel 50;
2) è probabile che abbia conosciuto il maestro
spagnolo e abbia avuto modo di studiare attraverso
schizzi e appunti le sue opere, in particolare La resa
di Breda.
Tutto ciò è possibile in quanto Velasquez nel 1629 ha
fatto un primo viaggio in Italia ed è rimasto diciotto
mesi seguendo questo itinerario: Genova, Milano,
Venezia, Bologna, Ferrara, Roma, Napoli e poi il
ritorno in Spagna. A Roma eseguì due grandi tele come
La fucina di Vulcano del Prado e Giuseppe e i fratelli
del Monastero dell’Escuriale e altre tele minori. Ed è
a Roma che Velasquez amplia e approfondisce la sua
poliedrica cultura . La sua presenza in Italia è
importante sia per gli artisti romani che napoletani
che dall’esempio del maestro spagnolo vedono
rafforzata la loro fede nelle sorti della corrente
naturalistica. Tra il 1649 e il 1651 Velasquez compie
il secondo viaggio in Italia, più lungo del primo,
durerà quasi due anni , accolto trionfalmente nella
duplice veste di artista e di uomo di corte, quella di
Filippo IV. Il dipinto che ho precedentemente
menzionato: “La resa di Breda”è stato realizzato nella
fase matura della sua vita ed ha un registro
compositivo complesso sia di impegno che di
esperienze. E’ un dipinto di grandi dimensioni ,
celebra la vittoria delle truppe di Filippo IV sugli
Olandesi , il 5 giugno del 1525; sul campo di
battaglia il governatore sconfitto, Giustino di
Nassau, consegna al vincitore, il generale Ambrogio
Spinola , le chiavi della fortezza di Breda. In questo
splendido quadro , la problematica Velasqueziana
dell’accordo luce – spazio – colore, trova la sua più
alta formulazione con una compiutezza satura di
precorrimenti, che è quanto di più ardito e moderno
abbia prodotto, dopo Caravaggio, la pittura europea.
Posso concludere queste brevi note dicendo che l’opera
di autore ignoto rappresentante
l’incontro tra S.Domenico e S.Francesco , è stato
eseguito nella seconda metà del seicento, sicuramente
dopo la permanenza di Velasquez a Napoli. L’autore, un
pittore di notevoli capacità e aggiornato sulle ultime
tendenze artistiche del momento, dovrebbe sicuramente
essere di scuola napoletana, quali per esempio: Jusepe
de Ribera, Aniello Falcone, Giuseppe Recco, Ruoppolo,
il Maestro dell’Annuncio ai pastori, o altri tutti
operanti a Napoli. |
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Le Vie del
Sacro |
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PON 2000/2006 Annualità 2003
Valorizzazione del patrimonio artistico e
culturale del territorio
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