LICEO GINNASIO STATALE
"Raffaele Lombardi Satriani"
CON INDIRIZZO CLASSICO, SCIENTIFICO, LINGUISTICO E PSICOPEDAGOGICO
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Riflessioni su una Pala d’altare nella Cattedrale di Cassano allo Ionio

di Annamaria Russo

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Cattedrale di Cassano J.


Porta d'ingresso principale


Navata Principale


Navata sinistra


Dipinto quarto altare


Altro dipinto

Entrando nella chiesa Cattedrale di Cassano allo Ionio e volgendo lo sguardo intorno si resta colpiti dalla ricchezza di particolari artistici di elegante fattura.
Nella navata sinistra, nel quarto altare, spicca un grande dipinto, mi soffermo a
fruire dell’opera: è una Pala d’altare.
Il soggetto rappresentato è l’abbraccio di S.Francesco e S.Domenico entrambi accompagnati da un gruppo di confratelli.
Si ignora la data e l’autore di questo dipinto, per unanime consenso viene attribuito a un pittore meridionale del XVII secolo; la tecnica è olio su tela; misura cm.285 x 190.
Nella tela oltre i due santi e i due gruppi di frati ,in alto a sinistra, sono dipinti due angeli fra le nubi che recano in mano mazzetti di rose. A destra dietro i prati è accennato un paesaggio, in parte naturalistico e in parte architettonico. La composizione è formata in primo piano dalle figure maestose dei due santi che nel momento dell’abbraccio si piegano in avanti fino a sfiorarsi. Nelle linee strutturali che compongono la parte alta dei due santi si percepisce un movimento ellittico orizzontale che comprende le braccia, le spalle, le teste; mentre la parte sottostante ha una forma piramidale con il vertice al centro della mano di S.Domenico e con la base ai piedi dei due santi.
Le figure retrostanti dei frati di sinistra sono costruite su linee verticali, la figura al centro ha la testa leggermente inclinata dal busto in su verso il centro.
Delle due figure di destra, quella dietro il santo ha la testa inclinata verso il centro, l’altra è in posizione eretta. La figura centrale dietro S.Domenico e la figura a destra di S. Francesco accompagnano con le teste l’inclinazione dei due santi come se volessero rafforzare le linee della scena centrale.
La mezza colonna dovrebbe simboleggiare gli ordini monastici a cui i due santi appartengono. Attraverso la predicazione dei due Santi la chiesa fiorisce e questo simbolicamente è rappresentato da due angeli che recano mazzi di rose.
I colori sono in prevalenza scuri, la luce evidenzia i volti, le mani, le tuniche,
i piedi dei santi, modella alcune parti del corpo, crea l’espressione e la prospettiva d’insieme. E’ una luce che fa ricordare il luminismo caravaggesco,evidentemente l’ignoto pittore ha subito l’influenza del passaggio del grande maestro, come del resto ne hanno risentito gran parte dei pittori meridionali che hanno operato nella seconda metà del seicento, basta ricordare “Mattia Preti” famoso pittore calabrese. Un’altra fonte di luce che viene dall’alto illumina gli angeli,il cielo e una parte del paesaggio evidenziando un superamento della tecnica caravaggesca.

Nel guardare questo dipinto mi viene spontaneo pensare a un a grande opera di Velasquez: ”La resa di Breda” composta il 1635 e collocata al Museo del Prado a Madrid; l’analogia è evidente nell’impostazione compositiva centrale. In quest’opera le due figure centrali nell’incontro sono poste inclinate verso il centro in gesto di saluto e di consegna delle chiavi, qui il movimento è più aperto e di più ampio respiro, ma l’impostazione geometrica ricorda la Pala di Cassano; le figure di destra in secondo piano soprattutto quella di sinistra segue con la testa l’inclinazione della testa del generale mentre l’altra è posta in atteggiamento più rigida e rivolta
attraverso un ipotetico spettatore. La stessa analogia non si riscontra nella resa luministica e cromatica del dipinto di Cassano in quanto Velasquez è un grande artista che dopo aver assimilato la luce di Caravaggio, la freschezza dei colori dei pittori veneti del cinquecento supera tutti fino ad arrivare a una maturazione pittorica formata sulla base di una pennellata fluida e vibrante, intrisa di luce e capace di cogliere i valori più veri della rappresentazione. Nella Resa di Breda la luce potenzia le singole figure secondo le distanze e la qualità cromatica dei particolari. A questo punto mi chiedo chi sia l’ignoto pittore e come abbia conosciuto l’opera del grande artista. Posso ,comunque, azzardare delle ipotesi che mi sovvengono in questo momento:

1) può essere un pittore napoletano e quindi facente parte della cerchia culturale che subisce l’influenza del grande maestro spagnolo presente a Napoli nel 50;
2) è probabile che abbia conosciuto il maestro spagnolo e abbia avuto modo di studiare attraverso schizzi e appunti le sue opere, in particolare La resa di Breda.

Tutto ciò è possibile in quanto Velasquez nel 1629 ha fatto un primo viaggio in Italia ed è rimasto diciotto mesi seguendo questo itinerario: Genova, Milano, Venezia, Bologna, Ferrara, Roma, Napoli e poi il ritorno in Spagna. A Roma eseguì due grandi tele come La fucina di Vulcano del Prado e Giuseppe e i fratelli del Monastero dell’Escuriale e altre tele minori. Ed è a Roma che Velasquez amplia e approfondisce la sua poliedrica cultura . La sua presenza in Italia è importante sia per gli artisti romani che napoletani che dall’esempio del maestro spagnolo vedono rafforzata la loro fede nelle sorti della corrente naturalistica. Tra il 1649 e il 1651 Velasquez compie il secondo viaggio in Italia, più lungo del primo, durerà quasi due anni , accolto trionfalmente nella duplice veste di artista e di uomo di corte, quella di Filippo IV. Il dipinto che ho precedentemente menzionato: “La resa di Breda”è stato realizzato nella fase matura della sua vita ed ha un registro compositivo complesso sia di impegno che di esperienze. E’ un dipinto di grandi dimensioni , celebra la vittoria delle truppe di Filippo IV sugli Olandesi , il 5 giugno del 1525; sul campo di battaglia il governatore sconfitto, Giustino di Nassau, consegna al vincitore, il generale Ambrogio Spinola , le chiavi della fortezza di Breda. In questo splendido quadro , la problematica Velasqueziana dell’accordo luce – spazio – colore, trova la sua più alta formulazione con una compiutezza satura di precorrimenti, che è quanto di più ardito e moderno abbia prodotto, dopo Caravaggio, la pittura europea. Posso concludere queste brevi note dicendo che l’opera di autore ignoto rappresentante
l’incontro tra S.Domenico e S.Francesco , è stato eseguito nella seconda metà del seicento, sicuramente dopo la permanenza di Velasquez a Napoli. L’autore, un pittore di notevoli capacità e aggiornato sulle ultime tendenze artistiche del momento, dovrebbe sicuramente essere di scuola napoletana, quali per esempio: Jusepe de Ribera, Aniello Falcone, Giuseppe Recco, Ruoppolo, il Maestro dell’Annuncio ai pastori, o altri tutti operanti a Napoli.

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